Carne di cavallo: se la conosci la eviti

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Si espande lo scandalo internazionale delle carni equine. Prima è toccato alle lasagne surgelate Findus, contenenti carne di cavallo anziché di manzo. Poi i nuovi controlli imposti dall’UE hanno permesso di trovare tracce di carne di cavallo anche nei prodotti Buitoni, della multinazionale Nestlè: tortellini e ravioli di carne sono stati ritirati dai supermercati italiani.

Secondo il settimanale inglese Observer si tratterebbe di una “frode di dimensioni internazionali” con implicazione di bande criminali italiane e polacche. Accuse molto gravi, che andranno certamente verificate dagli organi competenti.

Accuse che puntano i fari da un lato sul livello di contraffazione che l’industria alimentare mette sistematicamente in atto ai danni dei consumatori, dall’altro sulla relazione forte esistente tra organizzazioni italiane e polacche, dedite al trasporto e al commercio di cavalli per la macellazione.

ITALIA: PRIMATO POCO ONOREVOLE
Lasagne Findus, ravioli e tortellini Buitoni, ma non solo dal momento che siamo il paese che con i suoi consumi mantiene in vita il mercato delle carni equine: l’Italia infatti importa e consuma circa l’80% della carne equina che circola in Europa, un primato non certo onorevole per diverse ragioni. I cavalli arrivano prevalentemente dalla Polonia, spesso vecchi, malati e imbottiti di farmaci (dopanti, anabolizzanti e antibiotici) per stare in piedi. Il trasporto avviene in condizioni drammatiche, spesso illegali, e nel tragitto molti cavalli subiscono ferite anche gravi. Il viaggio dura 2-3 giorni viene allungato di centinaia di km per evitare i controlli severi vigenti in Austria. Sono lasciati senza acqua affinché arrivino disidratati e abbiano carni asciutte (come chiede il mercato). Ma l’importante è che arrivino vivi, sì perché in questo modo le leggi consentono di catalogare la loro carne come ‘prodotto nazionale’, ed è così che verrà poi esposta nei supermercati e dai macellai di… fiducia.

LO SCANDALO DEI CAVALLI DA CORSA
Paradossalmente la carne di cavallo che non proviene dall’est spesso proviene dai circuiti nazionali delle corse. I cavalli italiani a fine carriera, spremuti da anni di gare e cure farmacologiche, per legge dovrebbero essere destinati all’abbattimento. Invece accade che vengono dotati di falsi passaporti (rumeni, ungheresi) per poi finire nei macelli nazionali come carne proveniente dall’estero. Il tutto con la decisiva compiacenza di veterinari sia pubblici che privati.

AGGIORNAMENTO (18 febbraio 2013)

Lo scandalo carne di cavallo non ha risparmiato l’Italia: la multinazionale del cibo spazzatura Nestlé ritira ravioli e tortellini della Buitoni dai supermercati. Solo una settimana fa Nestlè aveva escluso la contaminazione dei propri prodotti. Poi la stretta, con nuovi controlli imposti dall’Unione Europea (unico paese contrario: Italia…).
Nestlè ha poi cercato di tranquillizzare i consumatori con questa frase: “Non ci sono problemi di sicurezza alimentare”. Come se il problema, in un caso di sofisticazione di questa portata, fosse la sicurezza alimentare.

E se cominciassimo a liberarci dal ‘giogo’ dell’industria alimentare?

Di fronte ad eventi di questo tipo, diffusi su larga scala e scarsamente contrastati, risulta difficile anche solo prendere in considerazione gli eventuali aspetti nutrizionali della carne di cavallo.

Probabilmente non è nemmeno il caso, nel 21° secolo, di evidenziare alcun aspetto positivo in abitudini alimentari tanto contraddittorie e complessivamente ingiustificate.

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