L’uso di internet e il problema “gioco” in Italia

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Da recenti sondaggi dell’Eurobarometro per la Commissione Europea, è emerso che il 40% degli Europei, quasi la metà del totale continentale, utilizza internet a scopo di intrattenimento. Includendo, quindi, nell’analisi dei dati anche il gioco d’azzardo online.

Il sondaggio, dal titolo “l’atteggiamento degli europei nei confronti della sicurezza informatica”, alle pagine 9-32, contiene tutta una sezione ad hoc relativa ai diversi usi che si fanno di internet in Europa, comprendendo gli stessi usi relativi ai dispositivi utilizzati per l’accesso online. I dati hanno dato alcune conferme, a riprova di una tendenza che è tanto europea quanto mondiale.

Anzitutto internet è sempre più in aumento e, in previsione, è destinato ancora a crescere: ad oggi il 76% degli europei usa internet su base giornaliera, un 9% sporadicamente. I mezzi desktop sono sul viale del tramonto dal momento che l’85% della popolazione europea usa internet connettendosi da smartphone. I laptop sono una certezza per il 51%, il desktop per un residuo 41%. I tablet chiudono, invece, al 35%. Tra le attività più ricorrenti figurano attività sociali e online banking, la nuova frontiera del fare banca. La maggior parte degli europei, nell’80% dei casi, usa internet per posta elettronica, per leggere notizie (62% dei casi), per i social (62%), per l’online banking (61%), per acquisto (55%), messaggistica (51%), telefonate e videochiamate (41%). Nel 40% dei casi, con streaming video-audio e attività ludiche, compreso il gioco d’azzardo. Nel caso specifico del gambling, questo trend si va a riversare sul mercato del gioco comunitario. Se nel 2018 il 23% delle attività totali da gioco erano online, rispetto al 21% del 2017, la nuova tendenza elegge smartphone e tablet in aumento fino al 43%, rispetto al 39% del 2017.

Il caso dell’Italia può essere emblematico di questo uso di internet: è appurato che gli italiani sfruttano molto di più i propri smartphone rispetto ai mezzi desktop, ormai sul viale del tramonto. I giochi online, nonostante tutto, continuano a crescere ed il 2019 può essere considerato un anno pressoché positivo per la filiera tutta. Nel 2019 in generale si è assistito ad un progressivo aumento in termini di registrazione di impresa ed apertura di partite IVA, comprese quelle per il gioco d’azzardo, che in totale sono state 618 ma fare impresa in Italia è diventato quantomai complicato a maggior ragione per un settore, come quello del gioco, tassato e vessato in continuazione. Federconsumatori, in generale, parla di 100 controlli da quindici enti diversi che, in sostanza, rendono impossibile una corretta gestione aziendale in Italia: il dato conferma che il 95% delle imprese risultano essere indebitate, il 90% delle Partite IVA oppresse da fidi bancari a tassi altissimi. Gli indici di spesa, tra consulenti, commercialisti e avvocati ormai sono alle stelle. Tutto ciò si acuisce se si parla di gioco d’azzardo: l’ultima misura, ex lege, è l’aumento del PREU (PRELIEVO ERARIALE UNICO) su Slot e VLT, il terzo in un anno, che è andato a stringere le mani al collo di un settore, come quello del gioco, già ampiamente dissanguato.

Specificamente, le AWP (o new slot) hanno subito ben 4 aumenti del Preu nell’ultimo anno: 19,25%, 20,6,%, 20,95% , 21,6%, mentre la pressione fiscale complessiva ha raggiunto il 71,5%. Al Preu si aggiunge il Decreto Fiscale, comprendente la riduzione del payout al 65%, dal 68% precedente. Una penalità per consumatori e operatori, un tassello in più per lo Stato che si assicura maggiori entrate fiscali. Ma così fare impresa è complicato e, col passar del tempo, lo sarà sempre più. In assenza di alternative valide.

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