Non c’è un limite alla vita umana. La top 15 dei paesi più longevi

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La top 15 dei paesi più longevi

C’è una soglia, oltre la quale il rischio di morire si livella. Superati i 105 anni di età, avete letto bene. Non c’è un limite, verrebbe da dire, alla vita umana. Secondo i ricercatori questo è il più chiaro indizio sul fatto che non esiste una durata massima prestabilita per l’uomo ma, qualora ci fosse, non è stata ancora raggiunta.

Medici, biologi, studiosi dell’evoluzione, si interrogano da secoli sull’invecchiamento e sulla durata della vita, e da secoli forniscono risposte e argomentazioni diverse. Ora, uno studio di caratura internazionale, guidato da un gruppo di ricercatori italiani, fornisce fondamentali prove a sostegno di una longevità della vita umana a lungo termine. In sostanza, nei prossimi anni, forse nei prossimi secoli, quelle che oggi sono semplici teorie e congetture potrebbero essere confermate nei fatti. Praticamente la soglia di vita si allungherebbe ancor di più rispetto ad oggi. Ed oggi,  come dicevamo, non c’è un limite che pare essere stato raggiunto. Ed anche in questo caso la natura della specie umana non smette di sorprendere. Per quanto la si provi a piegare, trionfa sempre.

Elisabetta Barbi, dell’università di Roma, in collaborazione con altri colleghi universitari di altri paesi, in particolare di Danimarca, Germania e Stati Uniti, ha analizzato i dati demografici su circa 4.000 italiani che hanno superato la soglia dei cent’anni di vita, usufruendo delle statistiche dell’Istat. Parliamo di un campione piuttosto ampio per studi di tal fattura, che può contare su informazioni attendibili, e quanto mai rare in questo campo, come certificati di nascita e di morte. Quando si dice che la carta canta. In questo studio è emerso che tra queste persone anziane, superata la soglia dei 105 anni, la mortalità non va più di pari passo con l’avanzare dell’età: sarebbe naturale e normale aspettarselo. Invece è come se raggiungesse una sorta di livellamento: non aumenta, diminuisce . Come se, una volta raggiunto questo estremo della vita, quest’ultima frontiera, la vita stessa potesse continuare sullo stesso binario. La morte ha la sua puntualità ed arriva sempre ma i tassi di mortalità, che aumentano in maniera vertiginosa fino agli ottant’anni, subito dopo iniziano a decrescere e, superata quota 105, si stabilizzano. Raggiunta quell’età, insomma, si può morire tanto a 107 quanto a 109 o anche a 110 anni. Gli stessi dati, inoltre, confermano che tra gli ultracentenari (anni di nascita compresi tra il 1896 e il 1910, n.d.r), la mortalità diminuisce per il gruppo dei “più giovani”: per gli autori della ricerca stiamo assistendo e vivendo un vero e proprio aumento della durata della vita. Questi highlander sarebbero, in pratica, i primi pionieri di una futura longevità della vita.

Ma quali sono i paesi in cui si è alzato l’età di vita? C’è una top 15 che dà dati abbastanza chiari su quel che serve, su quel che occorrerebbe per raggiungere una certa longevità. Nella classifica trova spazio la Corea del Sud, che ha vissuto un vero e proprio boom dell’economia negli ultimi anni e che è probabilmente destinata ancora a crescere sotto questo aspetto. Segue subito dopo il Lussemburgo: popolazione ridotta, reddito pro capite alto consentono una sanità rapida, economica e funzionale ed un accesso ad una alimentazione alla portata di tutti. Subito dopo troviamo la Norvegia: la longevità della vita, in questo caso, è direttamente legata alla mortalità infantile drasticamente ridotta negli ultimi decenni. Segue il Regno Unito, dove è l’economia stessa a mantenere un ottimo livello, favorevole all’aspettativa di vita. Troviamo poi la Svezia, il paese che raggiunge standard particolarmente elevati per qualità dell’ambiente, delle risorse, dell’istruzione e del forte equilibrio tra lavoro e tempo libero. Poi c’è Israele, dove gli abitanti del posto hanno una aspettativa di vita molto elevata, anche se non nella zona di Gerusalemme, a causa degli ultimi episodi di guerra. L’Australia, poi, garantisce uno stile di vita sano ed attivo ed in questa particolare classifica si trova all’ottavo posto, seguita da Singapore, il posto in cui nell’ultimo trentennio si è alzata l’aspettativa di vita grazie anche ad alcune conquiste come il miglioramento delle cure preventive e delle terapie mediche. Torniamo in Europa e troviamo la Spagna, che deve al suo contributo alla dieta mediterranea la sua longevità. Troviamo poi la Francia, paese con alcuni tra i tassi di obesità più bassi al mondo; segue poi la Svizzera e qui basta un esempio: Rosa Rein è deceduta nel 2010, ma era nata, pensate, nel 1897! Al tredicesimo posto appare l’Islanda che, per gli studiosi, deve questa sua longevità all’ottima qualità di prodotti che si trovano sull’isola dei geyser. C’è spazio anche per l’Italia, che secondo la rivista Lancet, deve questa sua posizione privilegiata tra i “longevi” grazie anche e soprattutto ad una maggior accessibilità a cibi sani e freschi, al di là del reddito. Chiude la top 15 il Giappone.

 

 

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