Smettere di fumare non è mai stato così difficile: la risposta è in una variante genetica

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Anno nuovo, vita nuova. Si dice sempre così e con questa massima si cerca sempre il miglior proposito per rendere diverso il nuovo anno, ed anche la vita perché, i cambiamenti, in alcuni casi, non possono che giovare.

Togliersi un vizio, smettere con una dipendenza, ad esempio, è sempre uno dei propositi che ciascuno di noi si prefigge. Smettere di fumare, probabilmente, è in cima alla lista dei cambiamenti. E lo è per i fumatori di ogni categoria, dai novizi agli accaniti. Ma, quella che spesso chiamiamo ultima sigaretta, è in realtà l’ultima sigaretta?

Dipendenza dal fumo legata alla natura genetica dell’uomo

Chi smette di fumare, statisticamente, riprende al massimo dopo pochi mesi. Ed il perché lascia senza parole: non c’entra lo stress, non c’entra una vita vissuta a mille, non c’entra nemmeno il flusso di coscienza tanto caro a Italo Svevo e al suo celebre Zeno. No, non è nessuna incapacità di reagire, nessun segno di debolezza. Tutto è nella natura genetica di ciascun individuo. Infatti, secondo alcuni studi, la ricaduta nel vizio del fumo, poco dopo aver smesso, è da imputare ad una variante genetica coinvolta nei meccanismi di sensibilità alla nicotina e alle dipendenze. I più moderni studi certificano come un ex fumatore, ricascato nel viziaccio, si senta poi privato della sua identità.

Lo studio dell’Università inglese di East Anglia

Alcuni ricercatori dell’Università dell’East Anglia, in Inghilterra, hanno campionato un gruppo di fumatori, ascoltando la loro esperienza e invitandoli a raccontare le origini del loro vizio, i vari tentativi di smettere di fumare, l’uscita dal cosiddetto tunnel e, infine, la sensazione provata nell’attimo in cui sono poi ricaduti nella trappola della sigaretta. Da qui è emerso anche il fattore sociale insito nel fumo, capace, secondo le statistiche raccolte nella campionatura, di fortificare le relazioni tra quanti condividono la dipendenza ed alimentare finanche il senso di appartenenza ad un gruppo ristretto. Un po’ come succede agli abitanti di un borgo che condividono lo stesso codice linguistico.

Questo concetto vale soprattutto per quanti cominciano a fumare in tenera età, da adolescenti magari, per ricevere l’approvazione degli amici. Smettere di fumare è una esperienza di perdita, il più delle volte. Rinunciare alla sigaretta significa seppellire una identità sociale consolidata e crearne una nuova. Una situazione alquanto difficile, che giustamente provoca anche crisi di identità. Tornare indietro, in molti casi, è la scelta più semplice. Ricadere in questa cattiva e rassicurante abitudine è il passo più semplice. Ma, così come è più semplice tornare indietro, anche guardare avanti non è poi così difficile. L’uscita dal tunnel si può conquistare in diversi modi, creando diversivi, degli impegni anche, ma non solo, mentali: fare sport, ad esempio, magari di squadra, può essere un ottimo viatico per assaporare gusti nuovi. E salutari…

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